Le acque di straripamento
Le acque di straripamento, che spesso costituivano dei veri e propri fiumi paralleli, venivano in antico detti bisarni e di questi è incerta ancor'oggi la toponomastica della vallata dell'Arno. ln particolare, il Repetti ricorda come a valle della città si creasse spesso una biforcazione o bisarno fra S. Colombano e S. Donnino a Brozzi e che al centro di questa langa vi fosse addirittura un'isola. Malgrado le frequenti inondazioni, fu terreno fertile anche se non adatto nè alla vite nè all'ulivo.
Nei secoli ci si è sforzati di asciugare questa piana, resa fertilissima dai frequenti straripamenti dell'Arno e del Bisenzio, mediante una serie di canali detti anticamente dogaje. Stretto come d'assedio fra le acque, l'Osmannoro era delimitato a Sud dal Fosso Macinante, detto anche bandito, in quanto confine, di antichissima origine. Il suo corso iniziava dalla porta di Ognissanti ed attraverso le Cascine sfociava appunto nel Bisarno a Sud dell'Osmannoro. Si ha notizia del Fosso Macinante già, negli Statuti del Comune di Firenze del 1321, a riprova di quanti sforzi venissero fatti già allora per prosciugare per quanto possibile la fertile piana.
Seguendo una toponomastica antica di almeno otto secoli e derivata principalmente dagli antichi nomi dei fossati, la zona a Nord dell'Osmannoro, fra la via Lucchese e I'Autostrada è detta Focognano. Infatti se ne ha traccia in un atto del 1020 in cui si notifica la vendita di terreni e beni vari. Quella a Sud, fino a Brozzi, è detta invece la Ghiaina o Gaina, ed ha come confine I'attuale corso del Fosso Macinante. Lo stato attuale di tutta la rete idrica è preoccupante, essendo i corsi d'acqua divenuti delle vere e proprie fogne a cielo aperto, ricettacoli di liquami di ogni sorta che ammorbano I'aria con le loro esalazioni e ripropongono con urgenza il problema del risanamento idrico della piana.